Amica - tu sai quante stelle ho trovato
senza fare rumore sulla pelle tepore
di inebriata impazienza perso dolore
portato da mondi furiosi sguardi gridati
da paura vissuta mai più ricordata voragine
senza risposta zampilla la morte assolata
amica – tu sai quanto vecchio era il canto
di cento turcassi ossequienti all’iniquo comando
di anonimi volti esalanti sguardi di ghiaccio
e manierosi gesti sciolti in voglie grandiose
di munifiche torri peccaminose
scalate sempre tendendo la corda
oltre il limite cui si poteva arrivare
amica – tu sai quando giungerà quell’amante
e quanto dovremo aspettare per fare reale
la favola antica della vagabonda
che folle osò sfidare il figlio del re - stupito
a vederla danzare tra felci incantate –
ottenendo in grazia di taciturna malia
di percepire silenzi come cascate di parole non dette
Tu taci carezze - e propaghi umori severi
che si prostrano urlando luci a saette
dagli occhi socchiusi per l’odio
e intanto tenerissime luci scoppiano a sera
tingendo il cielo di rosso
e si muore lontano da casa - immersi
nel verde di speranze essiccate
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Se riesci a immaginare una grande
camera bianca pulviscolosa in soppiatti
o scostumati prepotenti raggi
luce accecante strane zone d'ombra
se la guardi senza misurarla considerando
ogni dettaglio e non accetti insidie
da presunzioni di ingannevole contezza
e accogli il pieno in quello spazio vuoto
se esegui senza accettare vertigine da altezza
o da luogo chiuso e ti lasci scivolare
in buchi neri da toccare e seguirne curve lisce
contorni imprevedibili
se ti poni in ascolto abbracciando forte il corpo
per ricordare che tu sei ora – qui
ma anche più complessa e misteriosa
se intanto sorridi accettando rughe
di concentrazione o disappunto
allora forse percepirai variabile la soglia
tra rumori e suoni – inesistente l'ombra
senza luce e impossibile
ogni forma in luce senza ombra
Da: A. Santoro, certincantamenti, Marsilio, 2005