Marzo
Lo sapevo che avremmo avuto freddo, dice la donna con la sciarpa rossa all’amica seduta accanto. L’altra, pronta, si gira verso di lei, Già, rimane un momento in attesa chissà l’amica aggiunga qualcosa, poi riporta lo sguardo sulla città. Lo sapevo che avremmo avuto freddo, ripete la donna con la sciarpa rossa, anche lei in contemplazione della città.
Sono uscite con l’idea di giovarsi del sole che, in quel marzo così piovoso come non se ne vedevano da tempo, finalmente illumina case e strade, creando ombre e percorsi, disegnando una distesa di tetti e dando luce a porzioni di facciate che ora le due donne guardano dall’alto della collina, sedute a quel piccolo bar, ciascuna immersa in pensieri ma entrambe pronte all’ascolto.
Non si vedevano da poco più di un anno. Si erano chiamate qualche sera prima, desiderose di una rimpatriata, hanno tante cose da raccontarsi, e si erano date appuntamento: la donna con la sciarpa rossa sarebbe passata a prendere l’amica e avrebbero fatto una passeggiata fuori città.
Nel traffico, hanno cambiato idea. Anche per la difficoltà di ascoltare e raccontare gli avvenimenti di quell’anno passato senza vedersi, nascite morti eventi politici clamorosi libri letti spettacoli notizie di qualche conoscente, così hanno lasciato la macchina appena possibile e sono salite attraverso stradine e scalette fin sulla collina. E’ stato un po’ faticoso e ogni tanto si sono fermate a prendere fiato ma in questo modo non hanno avvertito il freddo e, giunte in alto, hanno trovato posto nella striscia di sole che illumina i tavolini di quello che è il loro bar da tempo immemorabile. Si sono sorrise nel sole, hanno continuato con il chiacchiericcio, fino all’arrivo del cameriere con i loro caffè che hanno bevuto con piccoli sorsi rapidi, una slacciando il primo bottone del cappotto e scostando dal collo la sciarpa, l’altra allentando di poco l’abbraccio della mantella di un caldo tono marrone. Poi silenzio.
Sai cosa? la donna con la sciarpa rossa se la stringe di nuovo attorno al collo, guarda l’amica e accende una sigaretta, Sai cosa? ripete in attesa di un cenno da parte dell’altra che distoglie a fatica lo sguardo dalla città e si gira verso di lei annuendo leggermente col mento, Vorrei partire di nuovo. Si ferma e non aggiunge che vorrebbe lasciare tutto.
La donna dalla mantella marrone annuisce e risponde che sì, anche a lei piace viaggiare, e intanto osserva quanto sia bella la sua amica, è sempre stata bella ma ora, con l’età, ha qualcosa di importante nei lineamenti.
C’è stato solo un momento, intanto l’altra riflette tra sé, solo un momento nella mia vita di piena felicità. Quell’estate di tanto tempo fa. E continua a bassa voce, Vorrei andare a Parigi, e. E di nuovo sfuma la voce.
La donna con la mantella marrone segue a stento le parole dell’amica, continua a guardarla cercandole gli occhi e annuendo ma è distratta dai gesti della bambina che poco lontano gioca col cane.
Tacciono ancora, poi la donna con la sciarpa rossa domanda se l’amica desidera qualcos’altro: lei vuole un secondo caffè, ha freddo. Pensare a quella lontana vacanza a Parigi le porta sempre un senso di freddo, e ancora di più avvolge la sciarpa attorno al collo quasi a difendersi non solo dal vento ma dai pensieri, dalle immagini: lui pallido e magro, lui che non c’è più. China un poco la testa: un ciuffo di capelli è sfuggito al cappelluccio di lana e le scivola sugli occhi.
Sì, un altro caffè, hai ragione, è Primavera ma l’aria è rigida, risponde la donna con la mantella marrone e lascia sospeso come volesse aggiungere altro, E’ così, annuisce quella con la sciarpa rossa, è così.
Tacciono e intanto la donna con la mantella di un caldo tono marrone continua a guardare la bambina che gioca col cane con piccoli gridi di gioia. E riflette: un figlio, una piccolina, questo voleva. Poco lontano la madre dà un’occhiata all’orologio e sta per richiamare la figlia ma poi si incanta anche lei a guardarla.
Sai? riprende la donna con la sciarpa rossa, sai qual è la cosa che più di ogni altra mi sembra tremenda? E aggiunge, dentro di sé: sai qual è il dolore più profondo?
Dimmi, risponde l’altra scuotendo la testa.
Che non ci sia più niente da fare, risponde la prima arrotolando sul dito la ciocca di capelli che prima le ricadeva sugli occhi.
Più niente da fare, ripete la donna con la mantella marrone corrugando la fronte e intanto riflette: il libro che sta scrivendo, il Convegno dove si è sentita un’estranea, la raccolta di saggi che ha letto e di cui ha preso note, e quella bambina danzante, quel cane.
E sai perché? incalza l’altra.
No, non lo so, risponde dentro di sé l’amica, quasi stizzita, mentre si limita a fare no con la testa.
E’ che ora sappiamo troppo, mormora la prima e tace turbata da ciò che sta confessando, che il mondo sta precipitato in uno stato di assoluta follia e lei si sente incapace di lottare contro tutto ciò che non le piace.
L’altra annuisce, sopracciglia strette e una ruga tra gli occhi, e ripensa a quando ogni libro che leggeva o pubblicava le dava emozione, era una scoperta, a quando credeva di dover scrivere cose importanti, certe volte ritenendo di esserci riuscita, a quando possedeva l’allegria dell’immaginazione, la felicità dei lunghi progetti, lei e le amiche, e guarda quella bambina e si chiede come sarà la sua vita.
E se è così, continua dentro di sé la donna con la sciarpa rossa, c’è poco da fare e dunque, solleva ancora la testa e ancora cincischia quel povero ciuffo, e dunque ora ha questo desiderio di fuga, Ho finalmente voglia di giocare, dichiara con voce sicura.
Finalmente? ripete l’amica colpita e pensa che lei da tanto gioca. Di nascosto lei gioca. Di nascosto perché ‘fuori’ è ormai una seria signora, un po’ malinconica. Fuori si confonde il gioco-libertà col gioco-difesa-odio dissimulato. Ma a lei serve giocare.
Purtroppo il gioco, per quanto se ne dica, continua l’altra, è freddo, spesso cinico, forse se ne è abusato, non credi? Allora chiamo il cameriere per il caffè?
La donna dalla mantella marrone distratta fa di sì con la testa e distratta sorride al cane che è venuto ad annusarle la gonna e le scarpe. La bambina anche si avvicina e si ferma incerta, si gira a guardare la madre che ora la richiama scusandosi con le signore. Così dice la giovane donna, Chiedi scusa alle signore e andiamo che è tardi.
Sì, è tardi, ripete la donna con la mantella marrone e vorrebbe seguire quella madre e quella bambina perché lei stessa è piccola e vorrebbe andarsene via con quel cane: e invece i tre si allontanano, e lei non potrà più raggiungerli.
Sappiamo troppo, è questo il punto, riprende la donna con la sciarpa rossa, salita fino a coprirle il mento e poi le labbra che si muovono appena e quasi non emettono più suono, sappiamo troppo, e non possiamo credere più a nulla e a nessuno. Se venisse pure Gesù Cristo, continua tra sé, penseremmo a chissà quali raggiri quali interessi quali tresche quali retroscena: questo abbiamo lasciato che ci facessero. È coscienza, certo, ma. Guarda l’amica, Credi si possa chiamare ‘cinismo’?
La donna con la mantella marrone ha un brivido, osserva i gesti del cameriere che ha portato il vassoio e, quando quello va via, Cinismo? Scuote la testa, si sporge a prendere una mano dell’amica e dice, Ma se sei una bambina! Fai il broncio come una bambina. Ti meravigli ancora, ti interroghi. Sai che ho piantato quelle belle di notte che mi desti lo scorso anno? E l’altra, Una volta le reputavano erba infestante, invece sono così belle, no? Accarezza anche lei la mano dell’amica, e intanto pensa: In realtà è la morte e tutto ciò che c’è dietro la morte e grazie alla morte. E’ che stiamo iniziando a congedarci dalla vita, a percorrerla con altro sguardo.
Sì, è così. Ora luccicano gli occhi alla donna con la mantella marrone che copre con l’altra mano le mani intrecciate e continua quasi tra sé, E’ così, conosciamo l’edera dei muretti le scalette rosa e bianche le giornate di vento e conosciamo i sorrisi ipocriti la fame di danaro e successo le menzogne ripetute in modo sempre più vago e meno articolato perché sempre più accettate, conosciamo i tradimenti, le invidie piccole e grandi di amiche, la crudeltà e la ferocia degli uomini, e sappiamo ora che c’è un nesso tra tutto ciò, e sì, lo stiamo salutando.
La donna con la sciarpa rossa non la sente perché le parole sono sempre più fioche ma fa cenno di avere capito, ed è così. Ha capito, capisce il dolore dell’amica che è simile al suo ma in quel momento non vuole distrarsi dal proprio, così si limita ad annuire e intanto dentro di sé pensa, Sono tre anni che la morte le ha portato via il suo amore. Perfetto anche nell’addio, che non c’è stato, perché è uscito di scena silenziosamente, con garbo. Si ferma, scuote la testa, non vuole pensare. Questo può farlo, no? può scegliere i pensieri, può scegliere il tipo di lacrime da versare: quelle per la troppa gioia quelle per la commozione per la disperazione per la stanchezza per la malinconia per il dolore per il troppo ridere. E’ che è una Primavera fredda, a Nord nevica, mormora.
La donna con la mantella marrone sorride annuendo, dice, Andiamo?, mentre l’amica getta uno sguardo al tavolino per verificare che non abbiano dimenticato niente. Poi, avviandosi, si dicono sorridendo l’una all’altra, Come sempre è stato bello parlare con te.
(pubblicato non ricordo quando su La Repubblica di Napoli e successivamente su Leggendaria, in entrambi i casi con lievi ritocchi)