Fascismo? Ripartiamo dall'idea di cambiare il mondo!

28 Ottobre 2022

Fascismo? Ripartiamo dall'idea di cambiare il mondo!

Se penso alla parola “fascismo”, mi viene in mente l’omone sul balcone, mascella spinta in avanti, dondolio della persona, mani sui fianchi, e subito dopo l’orrido ventennio, leggi antirazziali, epurazione dei dissidenti attuata nelle scuole, nelle Università, negli uffici pubblici (e anche privati), deportazioni, violenze e assassini, politica imperialista in Africa, vaneggiamenti di intellettuali e capetti locali, donne intese come fattrici di soldati per la patria o maschiette inneggianti per qualche fasullo minimo privilegio, alleanza col nazismo, entrata in guerra, e così via.

Questo fascismo non l’ho vissuto, non ne temo il ritorno, anzi credo che l’evocazione che se ne fa (e se n’è fatta durante la farsa della campagna elettorale), da parte di una sedicente opposizione, sia pericolosa, perché, anche grazie ai servi della comunicazione (tv e giornali) che insistono a impostare il tema come se il punto fosse sgombrare il campo dal temuto e fantasioso evento, in qualche modo diventa nell’opinione comune una opzione, detestata magari, ma possibile. Questo è da sempre il metodo della Destra: spararla grossa per poi ritirare, però facendo un passetto avanti, grazie allo sdoganamento avvenuto dell’innominabile.

Quando insegnavo, leggevo gli articoli più importanti e più vicini al quotidiano delle ragazze e ragazzi, a cominciare dall’art. 3 che stabilisce l’uguaglianza di dignità e di diritti e l’impegno da parte della nostra Repubblica di creare le condizioni perché queste condizioni appartenessero a tutte e a tutti, senza distinzione.

Per far comprendere il fascismo, insomma, partivo dalla vita che avremmo voluto vivere, lavorando di fantasia ma anche di progettualità, e mostravo quanto le nostre madri e i nostri padri (poi nonne e nonni) avessero lottato e contro cosa.

Credo ancora che questo sia un buon metodo: partire, noi per prime e primi, dalla felicità e la curiosità del vivere, e studiare, crescere, amare.

Dunque attenzione a nominarlo troppo, attenzione a leggere con occhio imprudente la realtà che avanza (la lettura trasforma il testo). Certo, bisogna essere vigili ma non facilitare il compito alle prepotenze, agli inganni. Bisogna restituire l’enormità di certe scelte di questa Destra mostrando stupore. Ricordate: lo stupore è rivoluzionario. Proprio perché restituisce le trovate di un regime al regno dell’abnorme, ne addita l’impensabilità, l’ipocrisia, la partigianeria.

Il fascismo che ho vissuto è stato quello dei picchiatori che assaltavano i cortei di protesta degli studenti o di chi chiedeva la casa o di chi lottava per migliori condizioni di lavoro o per il lavoro direttamente. Manifestavano perché conoscevano i propri desideri. Io c’ero nelle manifestazioni attaccate da gruppi di violenti che arrivavano a gettare bombe incendiarie sui cortei assassinando persone, c’ero quando si andava ad attacchinare i nostri manifesti e c’era bisogno del servizio d’ordine che badasse ad avvisare se si avvicinasse qualche gruppo armato di bastoni e mazze, c’ero quando sotto la scuola occupata si radunavano brutti ceffi di età ultrascolare muscolosi e dalle facce cattive, e c’ero quando negli scontri tra studenti e fascisti la polizia stava a guardare oppure interveniva non a fermare i loro attacchi, ma a bastonare noi.

E c’ero quando, ai primi meravigliosi cortei di femministe, sui lati della strada riconoscevi senza dubbio quelli che, se avessero potuto, ti avrebbero fatta a pezzi. Questo, sì, può tornare, e già sono tornate affermazioni trionfanti, proposte e ipotesi di leggi inique che vengono raccontate, quasi come gossip, in interviste, nei social e dal numero sempre maggiore di ospiti in tv (di quella parte politica) che con baldanza e sfacciataggine sciorinano il progetto che vogliono realizzare per la Nazione (!!!).

E dunque care amiche e cari amici, la nostra vigilanza deve diventare massima e lungimirante. E non si tratta solo di attaccare attaccare attaccare, ma prima di pensare pensare pensare e lavorare su ciò che vogliamo costruire più di contro cosa andiamo, si tratta di formarci come grande fiume che ha tanti rivoli ma una sola foce, il che vuol dire: fin dove è possibile dobbiamo rintrecciare l’unità tra noi.

Ci sono già da tempo gruppi di donne con varie iniziative fervide e fertili, manifestazioni, collettivi, e sarà bene che si riesca a creare unità, allargano sempre più il nostro sguardo e le nostra reti, praticando il rispetto reciproco, riferendoci non solo ai nostri diritti, ma anche partendo dalla condizione delle donne e degli uomini schiacciate e schiacciati da questa società ingiusta e violenta che ha permesso la vittoria politica della Destra alle ultime elezioni. Vittoria facile e assolutamente parziale, conseguita più per le deficienze di quello che si continua a nominare centrosinistra e che di sinistra non ha nulla.

Il discorso demenziale che viene fatto da Destra riguardo alla scuola è esemplificativo di quanto sto sostenendo. Quando insegnavo, fin dai primissimi giorni la discussione tra docenti rispetto alle Prime classi vedeva contrapposti i prof che si proponevano di fare “una bella classetta”, scartando gli ultimi, e quelli, come me, che insistevano a dire che il compito della scuola fosse appunto quella di prendersi cura propri di quelli, affinché tutta la classe potesse andare avanti. E’ esattamente questo il punto: da sempre i neoliberisti (capitalisti patriarcali) ripetono che gli imprenditori creano lavoro, che i sostegni vanno dati a loro, che così aumenta la ricchezza di tutte e di tutti, che i ricchi che comprano oggetti di lusso aiutano l’economia generale, ma la storia insegna che non è così: la ricchezza è sempre più nelle mani di pochissimi, e la stragrande maggioranza soffre a vari livelli di povertà. E questo non desta più troppo stupore indignato, ma magari rabbia, frustrazione, o anche violenza. La tv ormai ha abituato a vedere popoli interi sterminati da guerre e fame e dall’egoismo dei potenti, e subito dopo a seguire i servizi su alberghi di lusso, sfilate di moda, case e ville, barche, orride facce che urlano contro i poveri chiamandoli buonianulla e sfaticati.

Questo mondo non mi piace, non piace alla maggioranza delle persone, eppure ha creato le condizioni per cui oggi le cose stanno come stanno.

Ripartiamo dall’idea di cambiare il mondo, partendo da una visione che assicuri la realizzazione del nostro bellissimo art. 3.

Anna Santoro (del Comitato Scientifico dell'Osservatorio sulla legalità e sui diritti ONLUS)

www.osservatoriosullalegalita.org

 

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