
Da Le amiche di Carla, Filema, 1999
PROLOGO
C’è un momento, nella vita di tutte noi, nel quale si rimane incantate dalla limpidezza perfetta con cui il nostro sguardo incontra lo sguardo del mondo.
La memoria di questo incanto, fatto di dolore assoluto e di felicità altrettanto assoluta, non è dolce da sopportare e per questo lentamente si perde, lasciando una specie di nostalgia, di stupore continuo, che determina le forme del desiderio e - credo - perfino carattere e comportamenti.
Questo per dire la necessità di raccontare, di rappresentare o di fermare semplicemente, la meraviglia che un tempo si è impossessata di noi e che non ci abbandonerà mai più.
In quanto al riuscirci, è un altro discorso. Dal quale dipende se la nostra passione prenderà forma.
Per ciò che mi riguarda, a volte ho l’impressione che si sia fatto tardi. Sebbene lo stesso perdurare della mia visione, nella mia mente e nel mio corpo, mi inciti senza sosta a cercare e a trovare le parole necessarie.
Il fatto è che io ho una storia da raccontare, uno spazio, un tempo.
Ho da raccontare una felicità. Un dolore.
Forse ho da raccontare una favola.