Cancellazione scrittrici dell'800 e lavoro di recupero delle opere e dei nomi. Pagine di Biblioteca, in "Leggendaria", 1993, Luglio-Agosto

10 Dicembre 2021

Pagine di Biblioteca, in "Leggendaria", 1993, Luglio-Agosto

I cinque racconti qui presentati (più la poesia che merita un discorso a parte), sono stati scritti e pubblicati tra la fine dell'800 e gli inizi del '900. Maria Savy Lopez,  Elda Gianelli,  la Contessa Lara,  Marinska,  Willy Diaz, appartengono a quella schiera di scrittrici italiane riconosciute e stimate ai loro tempi, successivamente cancellate dalle Storie letterarie, dai Cataloghi delle case editrici, dalla memoria.

Per quel che riguarda il linguaggio e la struttura narrativa, credo che questi racconti siano tra i più belli della tradizione letteraria dell'epoca. Credo siano delle sorprese, di quelle che si ricevono quando non si sa bene cosa si stia cercando e si dedica tempo, capacità, energia ed amore a cercare. Costituiscono un esempio alto di scrittura che smentisce chi, pur ammettendo che magari sì qualcosa le donne scrivevano, precisa che questo "qualcosa" è comunque lontano anni luce dalla produzione maschile o anche da quella femminile di altre nazioni. Insomma essi, assieme alle altre riletture o scoperte che in questi anni si vanno facendo riguardo la scrittura femminile italiana, costituiscono una risposta (naturalmente ancora parziale dal punto di vista quantitativo) a chi ancora stia a chiedersi se le donne in Italia abbiano scritto o addirittura perché non lo abbiano fatto.

Di diversa provenienza, con tragitti differenti, con scelte ed esiti vari, le nostre cinque autrici hanno in comune il fatto che, assieme ad altre scrittrici loro contemporanee, introducono nella narrativa italiana il punto di vista femminile.  Non solo i personaggi femminili sono assolutamente protagonisti, ma l'occhio, la mano, il corpo e la testa di chi scrive lo è. In tutti (tranne che in Padron Paolo) c'è questo io narrante dichiaratamente femminile, nel quale ampiamente si identifica l'autrice che racconta la leggenda o l'evento che l'ha vista spettatrice. In questo modo, senza equivoci, è svelata l'esistenza di un punto di vista di genere, e vengono fissati tasselli di coscienza, concetti formalizzati in immagini di immediata chiarezza.

Così Maria Savy Lopez mette in campo e pare sottolineare la centralità dell'intelligenza e della capacità delle donne; Elda Gianelli sottolinea quanto il possesso del potere nelle mani degli uomini sia decisivo per i destini delle donne; Eva Cattermole rappresenta uno spaccato di dolore in un ospedale di Napoli, dove donne-madri pagano il loro tributo alla miseria materiale e al dolore avvertito e sofferto in quanto donne, in quanto cioè persone che soffrono per i figli (non c'è un solo padre a piangere); Marinska tesse una storia che è rilettura moderna di un rapporto d'amore, mettendo a fuoco il senso profondo di una sola frase pronunciata dopo la prima notte d'amore ("Alzati e va a prepararmi una minestra paesana..."); Willy Diaz, infine, colpisce con parole  cattive la banalità della donnina in viaggio di nozze, ma, suo malgrado quasi, avverte una misteriosa comune appartenenza con quell'altra tanto diversa da lei. E questo è indicativo: che cioè, anche nella raffigurazione delle "altre", le sprovvedute, le umiliate, le vinte, le addomesticate, giochi sempre il punto di vista femminile. Le "altre" sono criticate, nei loro confronti vengono fissate distanze che poi però cadono in nome di una non ben definita né fino in fondo chiara, eppure reale e vissuta, "solidarietà femminile".

Questi racconti, dati alle stampe rispettivamente nel 1892 (Padron Paolo), nel 1894 (Leggende del mare), nel 1914 (Agl'Incurabili), nel 1921 (Vendetta), nel 1927 (Venezia), raccontano tutti insieme il cambiamento dei tempi: dallo svelamento della brutalità maschile, si va verso una sempre maggiore libertà del pensiero e dell'azione delle donne, per lo meno di colei che racconta.  Sempre più siamo in presenza di donne sicure di sé, spigliate. Perciò appare tanto più significativo che, per esempio, Marinska prenda spunto da una storia apparentemente lontanissima da lei e che Willy Diaz si occupi di una donna egualmente distante e alla quale parrebbe non debba prestare la minima attenzione.

Questi racconti pongono anche dei problemi e forniscono anche delle indicazioni.

Per esempio per quante si chiedono (studiose di discipline storiche, filosofiche, sociologiche...oltre che letterarie) dove anche cercare le fonti, i documenti, che diano notizie dei costumi delle donne, dei loro pensieri, della loro mentalità, dei loro desideri, del loro immaginario, oltre che delle loro azioni, eccetera, l'indicazione è che nel "farsi" e nel "fatto" dell'opera (in questo caso letteraria) c'è materia di indagine. Forse in pochi altri "luoghi" (nella tradizione orale, per esempio: ma è più difficile da rintracciare) è possibile trovare "tracce" tanto significative.

E soprattutto, vorrei sottolineare come la cancellazione di questi e di altri nomi di donne e la cancellazione delle loro opere faccia prendere atto del fatto che queste donne, proprio perché attive, forti, autonome, furono attaccate con una violenza che conferma la loro esistenza e la loro azione di disturbo. Cioè proprio la cancellazione fa prendere atto sia della resistenza da parte delle donne e sia della durezza usata dal Potere. E fa, inoltre, cogliere con maggiore chiarezza l'ambiguità del sec.XIX.

L'800 infatti che si presenta come momento chiave della ristrutturazione della società italiana con la sua spinta all'omologazione ad un modello fissato (maschile, nordico, unitario, borghese) e che anche in campo letterario fissa i canoni (grazie a De Sanctis) della letteratura, cancellando tutto ciò che non sia funzionale a questo schema, e dunque tutta la letteratura così detta minore, popolare, minoritaria, e femminile, questo 800 toglie potere a tutte le donne: a quelle che nell'aristocrazia un potere l'avevano esercitato, uno spazio pubblico l'avevano occupato, e anche alle borghesi, per le quali radicalizza il ruolo all'interno della famiglia, assegnando loro una serie di compiti non remunerati e non riconosciuti come "produttivi". In quanto alle altre, saranno gettate indifese in lavori mal pagati e guardate con sospetto (le maestre, le cameriere, le impiegate). Per le contadine e le operaie il discorso è ancora più drastico, ma è altro. Dunque, le donne nell'800 perdono potere, quel potere che solo una parte di esse possedeva, questo è certo, ma che comunque costituiva una parvenza di "licenza di esistere", una prova della "visibilità".

Eppure, nello stesso 800, nasce il movimento femminista e -finalmente lo stiamo scoprendo- si registra la diffusa presenza di scritti di donne impegnate a livello intellettuale e politico. La presenza di queste scrittrici e l'evidenza degli attacchi che esse subirono è prova dell'esistenza di una diffusa rete femminile della quale esse furono interpreti.

Ma capiamo anche altro: oltre le azioni e gli attacchi da parte del potere maschile, evidentemente c'è stato un problema di mancanza di pubblico forte, cioè di un pubblico che abbia sostenuto a dovere le sue scrittrici e le sue interpreti.

E questo errore non va ripetuto.

Anna Santoro

 

(seguono sul giornale i racconti)

 

 

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