Anna Santoro: “Echi di slittamenti (forse) irreversibili”
Ed. Puntoacapo- 2025
di Antonio Spagnuolo (Nuovo Meridionalismo)
La ricchissima riserva culturale che Anna Santoro possiede
l’abbiamo incontrata per decine di anni seguendo il tragitto
policromatico che ella ha saputo ricamare tra interventi critici,
regia dell’associazione L’Araba Felice, recupero di preziose
presenze femminili, volumi impegnati, e inserimenti
antologici.
Qui ci offre una scrittura vivida e scoppiettante con pagine
che registrano versi dal “passo di lince attento”, scrittura
che si realizza egregiamente in equilibrio fra la sillabazione
classica e la destrutturazione tanto perseguita dalla ricerca
contemporanea.
La personalissima scansione ci traghetta con onde frastagliate
verso lidi “oltre mare foreste e monti/ oltre il soffio
del nostro vento/ oltre il sussurro della sabbia e le orme/
degli uccelli.” O ci eleva con voli pindarici come “favoloso
incontro/ affascinamento/ incanto/ passione generosa/
splendore di anni mesi/ giorni/ complicità: amore.”
Nessun dubbio formale, allora, nel dominio che cerca di annullare
resistenze e sta per diventare l’assoluto della parola.
Espressioni estemporanee rese dalla incondizionata suggestione
del simbolo, come strumento docile sottomesso all’incanto
e all’irrazionale.
Anna persegue le suggestioni del canto, tra sentimenti e ragioni
da esprimere, tra dolcezze e dolori da coagulare, tra
geometrie rigorose del rigo e astrattezze di voci sussurrate,
quasi sempre a ripiegamento melodico del discorsivo, in un
dissolvimento timbrico tra l’australe durezza del dicibile e
l’estrema tensione dell’invenzione.
Suddivisa nelle sezioni “Prima sono gli occhi”, “Mordo
questa storia”, “Vita che scortichi”, “Non è pranzo di gala”,
“Puntuale ti presenti” la silloge ha la preziosità della compattezza
per quella assolutezza dell’eloquenza che diventa
di volta in volta operazione linguistica di nobile virtuosismo.
“Percezione di desideri e avvenimenti silenziosi” suscitano
particolari resistenze al quotidiano dissolversi. “Se il mio
corpo è io/ se ciò che guardo/ annuso e tocco/ assaporo e
ascolto/ è sempre io” difficile diventa la consapevolezza
della presenza interiore del fascino.
“Ci trovammo in una Storia che/ non ammetteva evoluzioni
e/ non lo capimmo/ adolescenti/ Solo più tardi assistemmo
al sole/ in piena notte colpire montagne di/ lampadine
rotte:” Il frastuono della gioventù appare come un incalzante
pessimismo che dovremmo decomporre per andare
incontro alla luce delle ore migliori.
“La scelta stilistica della Santoro – scrive Ivan Fedeli in
prefazione – di variare a suo piacimento il referente del movimento
poetico, insistendo principalmente sul Tu-lettore,
senza tralasciare l’io narrante e il Noi-comprensivo, rende
il percorso di lettura spiazzante a volte ma sempre misurato
e ispirato.”
Ammiccamenti stupefatti o commenti sottili, sguardi ammalianti
o luminosi, pugni stretti o carezze levigate, compagnie
dispettose o sorrisi maliziosi, priorità truccate o
percezioni inebrianti, un susseguirsi ininterrotto di espansioni
dell’io narrante nel ritmo cadenzato dei versi.
In appendice alcuni Landays e pochi Haiku accompagnano
l’onda dei pensieri in docili incontri.