Anna Marchitelli, 2025

20 Ottobre 2026

Anna Santoro e la follia di chi gioca alla guerra

Snocciola la vita Anna Santoro nella sua nuova raccolta di poesie, Echi di slittamenti (forse irreversibili) edito da Puntoacapo, nel senso letterale di «toglie il nocciolo alla frutta». Effettuato, infatti, il gesto (concreto e poetico) di estrarre il nucleo dalla polpa, la poetessa vi si sofferma slargando «ricordi, riflessioni, congetture» e rispondendo con lucidità a «richiami sociali, politici ed esistenziali». Nell’ingrandimento del dettaglio emerge fulminea e fulminante il sentimento della gioia, al punto che si potrebbe parafrasare il celebre componimento montaliano e azzardare un sottotitolo: «Spesso la gioia di vivere ho incontrato…».

Anche se «spilli e corpi contundenti/ giocano a chi ti fa più male e infatti tu/ sballi capitomboli boccheggi in/ apnea ma/ poi bimbumbimbam/ incomprensibilmente/ squarci di distese mare o/ pianura verde al sole/ fanno capolino e ti riprende la voglia di/ ballare». E ancora: «Indago la falcidia/ dei tempi e del dolore e/ sfarfallo esitante tra le nuvole/ domandandomi quando e come il/ mare aprirà strade nuove».

E nuove strade sono quelle che Ivan Fedeli, come scrive nella prefazione, scorge nel codice espressivo della Santoro, la cui ricerca poetica «non può prescindere da un secolo, il Novecento, che l’autrice vive, studia, stabilizza, infine supera con uno scarto concettuale ancor prima che espressivo, tale da determinare […] una forma poetica magmatica e flessibile, adattabile a modelli gnoseologici sempre più complessi, che, complice il titolo del libro, “slittano” in modo quasi irreversibile nella illeggibilità della realtà contemporanea» che viene anche rappresentata sulla pagina dal punto di vista grafico: tra forme concave e convesse si scovano pause del respiro, talvolta affannoso, talvolta meditativo e salvifico.

Su questo palcoscenico non può mancare il femminile che misura la realtà in base ai pesi che gravano su di lei: «Il peso che preme sulle spalle e/ sul mio cuore sulle gambe/ sulle braccia e nella mente./ Il peso che mi trascino dietro/ fatto di pietre e di risate di/ […] borsellino vuoto/e tanta fame di pizza e d’amore il/ peso che questo vivere m’assegna». Pesi che la rendono ruvida e tenace e pronta a sfoderare tutto l’armamentario: «Poi cocciuta mi armerò come non ho fatto mai/ con pugnali e bombe con stiletti/ mitra a raffica scudisci e/ andrò allo scontro minacciosa/ tremenda nella collera». Ecco allora le donne «anfibie sempre in bilico tra purezza e disegni criminali», d’altro canto bisogna prestarsi «al gioco ai labirinti dell’alfabeto e/ della vita e soprattutto alla/ materialità delle parole apparentemente persa tra gli/ sconci abusi della televisione». «Sconci abusi» più volte denunciati tra le pagine di questa raccolta fino ad imbattersi in versi epifanici per l’incredibile lettura di queste ultimissime ore: «Giocano ora alla guerra/ annunciano: ora è la guerra/ […] uno dice: non dovete allarmarvi/ l’altro: ci saranno anche morti/ e un altro: bisognerà abituarsi».

 

Anna Marchitelli, Corriere del Mezzogiorno, 16/09/2025

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