Brevissime riflessioni su disoccupazione, destra e sinistra, povertà, e PD

15 Novembre 2022

Vorrei ricordare che la disoccupazione è un reale problema presente in Italia e che per anni ci hanno ripetuto che, aiutando le aziende, queste avrebbero creato lavoro. E non è stato così. Da tempo ci sono “cervelli in fuga” e persone senza qualifica specifica che devono emigrare. Lo ricordo perché, quando si parla del reddito di cittadinanza, pare che “gli abili”, se vogliono, lo trovano subito, il lavoro: vanno stanati e il gioco è fatto. Che mancanza di serietà! I senza lavoro spesso non sono qualificati, sono POVERI. Per nascita o impoveriti dalle sciagurate politiche dei governi e dall’avidità del sistema economico. E al sistema vanno bene così.

Esiste il problema della povertà, termine e concetto dileggiato proprio e soprattutto da quelli che si presentano con coroncine della madonna e crocifissi, e da quelli che vanno per la propria strada, più o meno soddisfatti delle ricchezze accumulate, perché esiste il problema del pessimo modello di sviluppo (ma c’è?) della nostra economia e delle politiche attuate. La “crescita” auspicata è tale solo per alcuni, un numero ristretto come sappiamo, che si rimpinguano sempre più, mentre gli altri, le altre, sempre più impoveriscono. Dunque, da qui si dovrebbe partire. E nel frattempo trovare sistemi che non portino alla disperazione ulteriore quelli che erano chiamati “ultimi”.

In fondo è lo stesso problema riguardo l’immigrazione e l’emigrazione. E’ stato costruito un sistema che ha portato allo stato attuale: sfruttamento e impoverimento dei paesi del Sud del mondo (e del Sud Italia) che è inarrestabile se non si parte da capo.

A questo proposito aggiungo che l’equivoco di nominare destra e sinistra oggi, è davvero risibile. Le politiche portate avanti da governi denominati nei due modi sono simili, e il punto è che da tempo si è creata l’idea che destra e sinistra corrispondano a partiti, il che non è vero. La destra e la sinistra sono due visioni del mondo diverse e inconciliabili, corrispondono l’uno al sistema capitalista/imperialista/liberista e razzista, sessista, antiecologista, l’altro a un mondo che mette al primo posto la vita, e dunque s’impegna contro le ingiustizie di ogni tipo e per le liberazioni tutte.

Aggiungo: non appartengo al PD e ne sono lontanissima, non lo riconosco come “sinistra”, eppure mi dispiace la distruzione sistematica di quello che una volta era (proveniva da un) punto di riferimento di tante e tanti, mi dispiace per questi tante e tanti che magari ancora ci credono.  Qualche suo esponente viene a volte in tv a spiegare a grandi linee (con argomentazioni deboli e superficiali, senza andar in fondo, perché non può) come da partito dei lavoratori (le lavoratrici sono nominate pochissimo) sia ora partito di centro, arroccato e disinteressato ai veri grandi temi, e qualcuno parla di nuovi dirigenti, di andare nelle periferie, di connettersi alle esigenze popolari. Ma è chiaro (e questo è l’elemento gravissimo) che si parla di partiti (la così detta informazione in questo modo ne parla da tempo) come si parla di un prodotto da mettere sul mercato. E cioè la domanda che si fanno: è come avere voti. Ma per cosa, per chi, a qual fine non si sa.

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